mercoledì 4 marzo 2026

La Caldeira di Fogo. Capo Verde

 Da qualche giorno mi trovo a Ch@ das Caldeiras, isola di Fogo. Uno dei posti più scenografici dell’arcipelago dislocato nel cuore dell’oceano Atlantico. Nel cuore di una immensa depressione vulcanica a 1700 metri di altitudine, sorvolata con passione dagli infaticabili Alisei. 
Da Portela raggiungo Fern@o Gomez sulla strada solitaria lastricata di porfido vulcanico, un percorso quasi interamente rubato alle antiche e più recenti colate di terra fusa vomitate dal profondo dell’anima. Solo dove la caldera sale vedo coltivazioni, alberi e verde.  
La mia anima invece comincia presto ad arrampicarsi sulla costa della caldera, SF 7, che guarda con venerazione la montagna perfetta che ha di fronte. Il sentiero di polvere marrone si intrufola in un bosco rado, passando tra esigue coltivazioni agricole.  
Salgo e abbandono gli alberi, cercando di non perdere la via principale in ascesa, mentre la vista si allarga. Oggi il vento da nord est è calmo e non porta più la polvere dei deserti africani, la bruma seca; convoglia invece dall’oceano il mare di nuvole bianche che veicolano l’unica umidità possibile degli infiniti periodi siccitosi.  
Come per ogni nuova importante esperienza sono eccitato, in forma, anche se tutto è sempre più breve, come il pellegrinaggio su questa e altre terre. 
La cresta inferiore che guarda nelle profondità della caldera e alla montagna perfetta che ancora gli occhi intimiditi non hanno il coraggio di contemplare, la raggiungo dopo un corto errore di percorso. Qui, nel lato nord dell’isola, le coltivazioni di prodotti orticoli è più sviluppata, nonostante le pendenze e tutte le altre difficoltà. Cammino nella sabbia e nei lapilli, a piccoli passi, a zig zag, col il sole dei tropici e svogliati alisei come compagni. La temperatura è perfetta. Nessuno sulla traccia, solo qualche lontano agricoltore. Occhi bassi scivolano tra piante della Macaronesia come tabaiba, incienso, cornical/lantisco, tajinaste/lengua de vaca, e poi l’erba secca, e ancora viti, legumi e meli incorniciati nelle salvifiche fosse di lapilli.  
Salgo su e giù tra cimette dalla terra gialla e rossa che corona l’imponente Caldeira fino a 2050 metri, fino a quando il sentiero SF 7 discende verso nord, verso il turbolento oceano.  
Sono nel punto più alto del percorso. Mi accomodo tra cespugli di lantisco, prendo un forte respiro, e finalmente assaporo la visione celeste. Gli occhi incorporano tutta la gigantesca depressione vulcanica della Caldeira: in basso si distinguono le molte colate laviche del tempo, fiumi di roccia fusa dalle tonalità cromatiche diverse. Torrenti bloccati per sempre dalle basse temperature. A est il mare di basse nuvole immobili. Ma è di fronte e in alto la ragione di tutto. La montagna perfetta, conica. Il Pico do Fogo, 2829 m. Un picco di oscuro magnetismo che prende fuoco solo con le luci del crepuscolo. Un cono di roccia e lapilli volati fuori dall'abisso.  
 
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