venerdì 7 luglio 2017

La riserva marina di Cabo Pulmo, Baja California

Alzo gli occhi dalla sabbia fresca del mattino e mi trovo davanti le rocce marroni che definiscono la spiaggia, l'erba morta, i cespugli, i cactus e, ancora una volta, mi sembra tutto nuovo. E' la luce nuova del mattino o un'altra rinascita?
Quello di cui sono certo e' che mi trovo nella playa Los Arbolitos, parco marino di Cabo Pulmo, nell'estremo sud dell'infinita penisola californiana. 

Ieri una coppia di messicani che vivono a Sacramento, USA, mi hanno portato fino a qui. Ho affittato una piccola tenda verde e l'ho distesa sulla sabbia,sotto un ombrellone di foglie di palma. Non contenti di avermi offerto un passaggio da La Ribera, i due messicani mi hanno dato dell'acqua ed un  paio di asciugamani come giaciglio notturno. Poi sono tonati a San Jose'.

Tutta la riserva marina di Cabo Pulmo ha qualcosa di di speciale, mai visto. L'austero deserto si congiunge con il fertile mare di Cortez. Strade sterrate mostrano decine di insenature segrete e ampie baie, spiagge con cristallina acqua tropicale liberate dalle convenzionali palme da cocco. Notti liberate dal caldo umido, con temperature che salgono e scendono molto velocemente. 
Identita' mutanti, nuove esistenze, sotto la potenza del viaggio e dell'incontro.

Quando il sole senza nuvole comincia a scaldare, prendo il sentiero che segue la costa. Roccia, sassi, sabbia ed il mare calmo. La terra trasuda calore. Compio un paio di chilometri, quindi scendo verso una piccola insenatura. Rapaci ed uccelli marini giocano il vento che viene dall'oceano Pacifico. L'acqua sembra piu' calda del solito. Lego le infradito alla fettuccia dei calzoncini e mi immergo seguendo la barriera corallina che riporta a Los Arbolitos.

Diritti riservati Creative Commons

martedì 27 giugno 2017

Le insenature di corallo vicino a La Paz

Dei pescatori con la barca a traino mi accompagnano fino alla spiaggia di Pichilingue. 
Con l'odore forte dell'aria marina e abbagliato dal deserto della Bassa California torno sulla strada per chiedere un altro passaggio.
Arrivo a Telocote presto, e subito vengo ammaliato dalla sua lunga striscia di sabbia fustigata dal vento di sud-ovest. Non c'e' nessuno. Il mare trasparente porta gli occhi alla dirimpettaia isola Espíritu Santo costituita da rocce color crema e da qualche lingua di sabbia.

Dopo le dieci, quando la temperatura comincia ad alzarsi seriamente, decido di raggiungere playa Balandra. Il sentiero sale per una collina di pietre, rocce e terra rossastra. E qui, per la prima volta, respiro il deserto. Dai sassi che quasi non conoscono l'acqua, sale un caldo profumato di erba secca subito spazzato via dal vento benedetto. Cespugli dormienti senza foglie fanno compagnia ai cactus che tutti, nell'immaginario collettivo, consideriamo i cactus ideali: cilindrici, regolari, alti, perfetti, con qualche ramo laterale che cresce ad "U" o a "J". Meglio quelli ad U, ovviamente.

Al termine della collina domino un'insenatura. Forse si tratta di un peduncolo isolato della frequentata spiaggia Balandra, forse e' un'altra. Scendo verso il mare e, oltrepassata una duna che protegge l'entroterra, sono arrivato. Siamo in quattro: io, un gabbiano ed una coppia di uccelli marini gia' conosciuti in altri mari lontani del continente americano.
Cosa fare? Maschera, boccaglio e incontrare qualche trigger o angelfish tra le rocce coralline, tornando nel liquido primordiale. Il corpo accaldato esprime gioia ed imbarazzo quando si immerge nell'acqua che non supera i 25 gradi di temperatura. 
L'acqua del pacifico mar di Cortez.

lunedì 12 giugno 2017

Il viaggio inizia

Con l'avanzare delle ore la foschia copre le montagne lontane. L'aereo vira su una Citta' del Messico che non finisce mai: strade, case, qualche parco, qualche campo da calcio, le tende plastificate dei mercati rionali.
Oltre la capitale vedo montagne aride solcate da torrenti che ogni tanto si riempiono d'acqua. Proseguendo verso nord la cordillera si arricchisce  di alberi e qualche lago. Passo sopra uno di questi, molto grande e poco profondo. Piu' a ovest gli occhi raggiungono un paio di montagne alte semicoperte dalle nuvole. Il cratere di un vulcano spento dove si raccoglie un laghetto. Boschi che bruciano.
Ad un certo punto tocchiamo la costa pacifica: prima verde, poi una striscia regolare di sabbia, quindi le onde vigorose dell'oceano.
Il peduncolo della Bassa California arriva all'improvviso, di soppiatto. Anche da qui, dall'alto, si capisce che il mare, la costa, l'entroterra della California che guarda il mare di Cortez ha qualcosa di speciale. L'aereo scende verso La Paz. Prima di arrivarci viriamo attorno ad una lingua di terra che si protende verso est e poi a nord. In essa sono contenute piccole insenature. Il mare e´verde, calmo, deserto. L'acqua di cristallo permette di vedere la sabbia chiara sottostante, le rocce marine e forse coralli. Montagne aride di pietre rossastre e gialle si gettano sul mare. Atterro a La Paz, Bassa California del sud.
Il viaggio inizia.

mercoledì 31 maggio 2017

Il punto panoramico speciale sul Ladakh

Nella strada che collega Leh a Manali esistono diversi paesi dai quali si possono compiere interessanti percorsi. Uno di questi è Lhato (o Lato), 3900 metri. Qui ho conosciuto Greg, uno statunitense quarantenne che passa il suo tempo tra il Ladakh, il Nepal e Boulder, Colorado. Ottima persona.

Sono due mesi che mi trovo ad altitudini che superano 3000 metri. Questa mattina voglio raggiungere un punto panoramico dal quale spero di ammirare i 6000 che guardano verso ovest. Seguo l'impetuoso torrente che permette di irrigare buona parte del paese di Lhato. Esso subito si infossa tra pareti solcate da venature multicolore di rocce purpuree, massi levigati dal tempo e cespugli.
Come spiegava Greg, dapprima il sentiero segue la parte sinistra del corso d'acqua, poi si arriva ad un punto dove bisogna attraversare: il caldo dell'estate himalayana ha però ingrossato troppo il fiume. Decido di prendere una traccia di sentiero senza guadare, quindi salire ad intuito tenendomi alto rispetto ad alcuni affossamenti sottostanti, senza perdere di vista la meta e la via del ritorno. Sopravvivono all'inclemenza del sole e del secco solo alcuni ciuffi d'erba morente e piccoli fiori gialli. In alto vedo diversi avvoltoi, e poco dopo faccio scappare una lepre che si mimetizza perfettamente nell'ambiente. Fortunatamente lo strato di nuvole mattutino sale verso l'alto, oltre le cime.


A quota 4500 il panorama si apre decisamente: sono arrivato su un costone morenico che divide due conche importanti che danno vita a differenti corsi d'acqua. Sulla sinistra domino una valle lunga che termina con qualcosa di grande in direzione ovest; sempre in quella zona ma separati dall'antica morena, svetta un picco aguzzo colmo di neve. Proseguo ancora nella totale solitudine, tra fioriture di stelle alpine.   

Sono tre ore e mezzo che cammino, trovandomi ora in perfetto equilibrio tra due pendici, in bilico sulla costa di monte che fraziona due splendide valli del Ladakh splendido. Sopra volteggiano gli avvoltoi, mentre da ancora più in alto cadono innocui atomi d'acqua ghiacciata. Sono in maniche corte.
Mi trovo a 4940 metri, e da qui riesco a dominare mezzo mondo: montagne, vette, crepacci, ghiaccio sono attorno e sopra di me. A est piove o nevica, a nord si vedono solo cime basse, invece a sud e a ovest apprezzo le catene più significative.
Le valli sottostanti portano verso due strisce lunghe di ghiacciai parzialmente celati dalla non rettilineità delle conche. Fotografo diverse volte il maestoso picco aguzzo che probabilmente porta il nome di KY III.

E' il mio posto speciale. Trovato così. Rimango immobile nel vento che alterna macchie di sole a gocce di ghiaccio che si annientano nel terreno arido.
Sotto, in basso, puntini neri pascolano nelle vicinanze dei torrenti. Yak. 
 
Diritti riservati Creative Commons     
 
Creative Commons License
Travel Viaje Viaggio Voyage by Dr. Stefano Marcora is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at travel-ontheroad.blogspot.com.