domenica 23 febbraio 2025

Abra Punta Corral. Quebrada de Humahuaca

Una domenica dentro i cieli delle Ande argentine. Una giornata straordinariamente ordinaria nella Quebrada de Humahuaca.  
Lo spirito oggi mi porta ad attraversare il torrente Huasamayo per dirigermi nell’infinito altopiano che sovrasta questa parte della valle del río Grande.  Ancora non sono cosciente che mi aspetta una traversata di sette ore e mezza con 30 chilometri di sviluppo. Subito vengo catturato dalla essenziale purezza del deserto: terra, pietre, cactus imperiali e cespugli spinosi che ritrovano la giovinezza dopo la pioggia.  
Il sentiero sale piano costeggiando un avvallamento lieve, con a sinistra l'immensità dell’altopiano senza nome e il corollario costituito da montagne dalle rocce dai tanti colori.
L’anima raminga porta ad incrociare un uomo a cavallo. Mi chiede dove vado. “Vorrei raggiungere Abra Punta Corral”, rispondo.  
“È lontano, se poi devi tornare. Camminando veloce da qui ci vogliono  tre ore”, dice. Devo volare.
La mulattiera continua verso sud penetrando il río san Gregorio,  ed è periodicamente costellata  da portali religiosi.  Nella settimana Santa gli abitanti di Tilcara partecipano alla processione che da Abra porta la Madonna del Corral in paese.
Il cammino cambia la sua linearità una volta che attraversa il secco fiume per sportarsi alla sua sinistra. La traccia quasi si perde causa una frana, poi torna chiara. Tornanti mi portano in alto tra l’aria pura e rarefatta.  
Prima di raggiungere il cielo sorpasso due donne che stanno portando due giovani bovini verso i pascoli delle altitudini. Mi avvisano che poco piu avanti ci sono delle api selvatiche sul sentiero. “Corri!”. Passo velocemente quella parte di percorso obbligato e continuo l’ascesa verso la Punta.
 
Dopo quattro ore da Tilcara sono sulla meta. Due croci verniciate di bianco segnano la fine dell’altopiano a sud; da qui,  3800 metri, si scende. Il tempo non permette di raggiungere il luogo dove viene ospitata la Vergine del Corral.  
Il tempo permette di seguire con le mani il profilo delle montagne,  il paesaggio straordinario, incorporando la Sua magneficenza. Poi lo lascio ancora libero, come deve essere.
 
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sabato 11 gennaio 2025

Disperazione e luci a San Paolo, Brasile

Grazie alla esperienza dei volontari di Cheiro de capim, di frei Lucio e di padre Ignazio, le nostre anime cadono con la velocità di un respiro nell’abisso della miseria, della violenza e della bellezza dei bambini di strada, per poi penetrare il cuore di una variegata, generosa, comunità cittadina, delle sue feste legate alla religione, alla socialità e a quello che rimane di afro del loro passato.  Questo fa parte della mia e di Sergio visita a São Paulo. 


Splendori e abissi dell’umanità. Uomini e donne privati delle loro coscienze,  persone  quasi morte alla ricerca costante della sostanza che li farà morire di più.  Bambini disorientati,  violenti,  maturati troppo in fretta, che conservano ancora essenza di purezza negli occhi induriti dal male.  Famiglie che vagano nella metropoli immensa senza una meta precisa, seguendo i modi per recuperare qualche soldo da portare agli spacciatori o per acquistare alcol.  


Eppure esistono molteplici realtà di volontariato e istituzionali che distribuiscono ogni giorno centinaia di pasti ai bisognosi, forniscono un tetto, una cura sanitaria e una educazione basica ai figli dei disperati; educatori che si confrontano con gli adulti  e portano un sollievo ai loro bambini. L’oscurità è terribile, ma c’è luce e speranza. Luz, Paulista, Glicerio, Dom Pedro, Sé; queste sono alcune zone da noi visitate dove i volontari operano. 

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lunedì 25 novembre 2024

La ruta de Los Volcanes da El Paso. La Palma

 

Sono ebbro di adrenalina. Mi eccita la prossimità di compiere un nuovo sentiero, destinazione la ruta de Los Volcanes. Isola La Palma. 
 
La guagua 300 mi lascia precisamente davanti al camino las Moraditas, a 810 metri di altitudine. Passo alcune case e fattorie, quindi sono nel bosco. Aghi di pino coprono scrupolosamente il terreno, lasciando crescere solo qualche cespuglio di amangante prossimo alla fioritura. 
Salgo spedito, con la resina dei sempreverdi nel petto, con ardente desiderio di scoprire, fino a un punto dove il panorama si apre leggermente: il sentiero comincia a inerpicarsi su una delle diverse colate laviche fino a arrivare ai piedi della montagna Quemada. 
Qui è impossibile non rimanere derubati dall’incanto. Il suolo è pienamente coperto da gransón, i lapilli, e da cenere vulcanica della recente eruzione del Tajogaite. Sporge solo qualche roccia sulla quale crescono microscopici cespugli di particolare aeonium, il bejequillo, tremendamente endemico. Attorno a questo panorama extraterrestre brillano vigorose le chiome dei pini canari, benedetti dal sole inclinato a sud. Verde chiaro contro il nero del gransón proveniente dalle profondità imperscrutabili della crosta terrestre. 
 
Giro attorno alla montagna Bruciata per dune morbide fino alla zona di interdizione. I molti cartelli spiegano che per ragioni di sicurezza non è possibile andare oltre. Sono passati quasi quattro anni ma il vulcano Tajogaite ancora fuma.
Il percorso costeggia l’area monitorata, quindi si rituffa tra le aghifoglie. Ancora colline di lapilli scuri che entrano gioiosamente nelle scarpe, e sono quasi sulla cresta. Le nuvole degli alisei che spesso stazionano sulle cime permettono la crescita di un bosco fitto e multiforme: ai pini si aggiungono essenze di lauracee e il brezo, l'erica arborea, che può superare i quattro metri di altezza. Lindura.
 
Ormai sono nei pressi del refugio Pilar a 1450 metri. Il prossimo passo sarà raggiungere il vólcan Hoyo Negro, nel pieno della ruta de Los Volcanes numero 131. 
L'isola de La Palma è chiamata la Isla Bonita.
 

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giovedì 21 marzo 2024

Agía Napa-Protaras: da costa a costa. Cipro

 È una strana sensazione trovarsi nella zona di Agía Napa nel mese di marzo. Clima strepitoso, albe che rubano il fiato e quasi tutte le strutture ricettive chiuse. Bassa stagione. L’ideale per scoprire uno dei luoghi più intriganti dall’isola.  


Questa giornata le articolazioni inferiori non mi guidano verso Cape Greco seguendo la costa disseminata da scogliere e spiagge preziose ma puntano all’entroterra. Dall’abitazione di Protarás -che ha già ricevuto l’abbondante benedizione dal sole risorto- attraverso la vicina strada principale, lascio i rifiuti nei contenitori della raccolta differenziata, percorro  pochi metri e sulla destra trovo il percorso rurale in leggera ascesa. Dopo aver oltrepassato una chiesa moderna inizia la vegetazione mediterranea. Mi tuffo.  


È una benedizione scorrere nella Natura dopo le moderate precipitazioni di gennaio e febbraio. Siamo all’apice della felicità: suonano al cielo gli uccellini, gioiscono di foglie nuove i cespugli e gli alberi,  fioriscono i bulbi. 


La  cappella di Agioi Saranta l’incontro nel mezzo di una foresta di cipressi, incastrata nella collina di rocce chiare. La visito, quindi salgo sul promontorio che la sovrasta. Da quel punto incorporo la paziente flora del Mediterraneo, la costa e le increspature del suolo. La linea marina si distingue nettamente dal primo cielo. Ne approfitto per farmi un’idea del  percorso non segnalato che vorrei compiere: attraversare questo minuto spigolo di mondo dalla costa nord a quella sud.
Cammino sulla strada bianca senza incontrare alcuno, passo un’altra cappella, quindi incrocio una via: prendo quella in salita.
 Tento diverse opzioni di sentieri che  continuamente si moltiplicano, infine trovo il luogo dove scavalcare la collina madre. Passo alcune case disabitate,  vedo in lontananza uno dei molti insediamenti militari,  e poi sono sulla strada che porta a Agía Napa. Ora è sufficiente scendere, senza più farsi aiutare dal telefono; l’altitudine  tutto vede. Perdo dislivello con la mente sgombra liberata dal cammino.  Devo  accelerare, il pomeriggio è verso la decadenza. Chissà se da Agía Napa si contemplerà anche il decadimento dela stella solare? 





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