sabato 11 gennaio 2025

Disperazione e luci a San Paolo, Brasile

Grazie alla esperienza dei volontari di Cheiro de capim, di frei Lucio e di padre Ignazio, le nostre anime cadono con la velocità di un respiro nell’abisso della miseria, della violenza e della bellezza dei bambini di strada, per poi penetrare il cuore di una variegata, generosa, comunità cittadina, delle sue feste legate alla religione, alla socialità e a quello che rimane di afro del loro passato.  Questo fa parte della mia e di Sergio visita a São Paulo. 


Splendori e abissi dell’umanità. Uomini e donne privati delle loro coscienze,  persone  quasi morte alla ricerca costante della sostanza che li farà morire di più.  Bambini disorientati,  violenti,  maturati troppo in fretta, che conservano ancora essenza di purezza negli occhi induriti dal male.  Famiglie che vagano nella metropoli immensa senza una meta precisa, seguendo i modi per recuperare qualche soldo da portare agli spacciatori o per acquistare alcol.  


Eppure esistono molteplici realtà di volontariato e istituzionali che distribuiscono ogni giorno centinaia di pasti ai bisognosi, forniscono un tetto, una cura sanitaria e una educazione basica ai figli dei disperati; educatori che si confrontano con gli adulti  e portano un sollievo ai loro bambini. L’oscurità è terribile, ma c’è luce e speranza. Luz, Paulista, Glicerio, Dom Pedro, Sé; queste sono alcune zone da noi visitate dove i volontari operano. 

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lunedì 25 novembre 2024

La ruta de Los Volcanes da El Paso. La Palma

 

Sono ebbro di adrenalina. Mi eccita la prossimità di compiere un nuovo sentiero, destinazione la ruta de Los Volcanes. Isola La Palma. 
 
La guagua 300 mi lascia precisamente davanti al camino las Moraditas, a 810 metri di altitudine. Passo alcune case e fattorie, quindi sono nel bosco. Aghi di pino coprono scrupolosamente il terreno, lasciando crescere solo qualche cespuglio di amangante prossimo alla fioritura. 
Salgo spedito, con la resina dei sempreverdi nel petto, con ardente desiderio di scoprire, fino a un punto dove il panorama si apre leggermente: il sentiero comincia a inerpicarsi su una delle diverse colate laviche fino a arrivare ai piedi della montagna Quemada. 
Qui è impossibile non rimanere derubati dall’incanto. Il suolo è pienamente coperto da gransón, i lapilli, e da cenere vulcanica della recente eruzione del Tajogaite. Sporge solo qualche roccia sulla quale crescono microscopici cespugli di particolare aeonium, il bejequillo, tremendamente endemico. Attorno a questo panorama extraterrestre brillano vigorose le chiome dei pini canari, benedetti dal sole inclinato a sud. Verde chiaro contro il nero del gransón proveniente dalle profondità imperscrutabili della crosta terrestre. 
 
Giro attorno alla montagna Bruciata per dune morbide fino alla zona di interdizione. I molti cartelli spiegano che per ragioni di sicurezza non è possibile andare oltre. Sono passati quasi quattro anni ma il vulcano Tajogaite ancora fuma.
Il percorso costeggia l’area monitorata, quindi si rituffa tra le aghifoglie. Ancora colline di lapilli scuri che entrano gioiosamente nelle scarpe, e sono quasi sulla cresta. Le nuvole degli alisei che spesso stazionano sulle cime permettono la crescita di un bosco fitto e multiforme: ai pini si aggiungono essenze di lauracee e il brezo, l'erica arborea, che può superare i quattro metri di altezza. Lindura.
 
Ormai sono nei pressi del refugio Pilar a 1450 metri. Il prossimo passo sarà raggiungere il vólcan Hoyo Negro, nel pieno della ruta de Los Volcanes numero 131. 
L'isola de La Palma è chiamata la Isla Bonita.
 

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giovedì 21 marzo 2024

Agía Napa-Protaras: da costa a costa. Cipro

 È una strana sensazione trovarsi nella zona di Agía Napa nel mese di marzo. Clima strepitoso, albe che rubano il fiato e quasi tutte le strutture ricettive chiuse. Bassa stagione. L’ideale per scoprire uno dei luoghi più intriganti dall’isola.  


Questa giornata le articolazioni inferiori non mi guidano verso Cape Greco seguendo la costa disseminata da scogliere e spiagge preziose ma puntano all’entroterra. Dall’abitazione di Protarás -che ha già ricevuto l’abbondante benedizione dal sole risorto- attraverso la vicina strada principale, lascio i rifiuti nei contenitori della raccolta differenziata, percorro  pochi metri e sulla destra trovo il percorso rurale in leggera ascesa. Dopo aver oltrepassato una chiesa moderna inizia la vegetazione mediterranea. Mi tuffo.  


È una benedizione scorrere nella Natura dopo le moderate precipitazioni di gennaio e febbraio. Siamo all’apice della felicità: suonano al cielo gli uccellini, gioiscono di foglie nuove i cespugli e gli alberi,  fioriscono i bulbi. 


La  cappella di Agioi Saranta l’incontro nel mezzo di una foresta di cipressi, incastrata nella collina di rocce chiare. La visito, quindi salgo sul promontorio che la sovrasta. Da quel punto incorporo la paziente flora del Mediterraneo, la costa e le increspature del suolo. La linea marina si distingue nettamente dal primo cielo. Ne approfitto per farmi un’idea del  percorso non segnalato che vorrei compiere: attraversare questo minuto spigolo di mondo dalla costa nord a quella sud.
Cammino sulla strada bianca senza incontrare alcuno, passo un’altra cappella, quindi incrocio una via: prendo quella in salita.
 Tento diverse opzioni di sentieri che  continuamente si moltiplicano, infine trovo il luogo dove scavalcare la collina madre. Passo alcune case disabitate,  vedo in lontananza uno dei molti insediamenti militari,  e poi sono sulla strada che porta a Agía Napa. Ora è sufficiente scendere, senza più farsi aiutare dal telefono; l’altitudine  tutto vede. Perdo dislivello con la mente sgombra liberata dal cammino.  Devo  accelerare, il pomeriggio è verso la decadenza. Chissà se da Agía Napa si contemplerà anche il decadimento dela stella solare? 





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martedì 12 marzo 2024

Il filo spinato di Nicosia

Tutti sanno che Nicosia è una città divisa. Così bella e così separata.

Ogni giorno percorro un pezzo di confine che amputa in due Lefkosía, dalla parte greco cipriota, quindi da quella invasa dalla Turchia. Sfioro con le mani e con lo spirito i muri, le torrette, il filo spinato, i cartelli minacciosi, osservando, e quando possibile guardando oltre. Vedo gli edifici e le strutture della zona cuscinetto fermati dal tempo, al periodo della tregua forzata. Mi chiedo chi viveva in quelle case crivellate da colpi di armi pesanti, quali erano le loro emozioni e le speranze prima che venissero deportati in un altrove. Ora è una intercapedine fantasma che testimonia i conflitti umani senza soluzione. Un set cinematografico apocalittico di scarsa categoria ora in disuso, ripreso continuamente da decine di telecamere estremamente tecnologiche.
Oggi decido di visitare questa lacerazione dalla porzione turca. Passo il posto di controllo greco cipriota di Ledras Street, cammino piano nella zona di interdizione, quindi mostro i documenti alla controparte turco cipriota. Eludo efficacemente i procacciatori e prendo il primo vicolo a sinistra. Velocemente i negozi per turisti scemano, lasciando posto a case modeste e a una serie di officine meccaniche quando ci si congiunge con una via più ampia. I passi cercano il Sud, la zona di confine, l’ultima testimonianza fisica del conflitto. Entro presto in un quartiere di edifici storici, dove a destra noto uno scheletro di chiesa, mentre a sinistra la via improvvisamente cessa di esistere: un imponente cancello rinforzato dal filo spinato e da cartelli militari bloccano l’accesso alla zona di nessuno. Anche se non vedo alcuno in giro non mi azzardo a fotografare le ville abbandonate dell’aldilà, coperte dagli alberi e dal disfacimento. Paradossalmente mentre il tempo e le rimozioni allontanano le angustie della guerra civile e dell’invasione, il decadimento progressivo delle abitazioni, le insegne polverose, la ruggine, con le piante spontanee che colonizzano il cemento e i balconi, amplificano lo squarcio nella memoria del Paese.
Da un punto più alto osservo la vicinissima, altra, Nicosia con le chiese così unite nelle loro differenze, e la sua modernità. Guardando a Sud.

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Fonte: WEB

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