giovedì 22 settembre 2011

L'educazione ambientale tra le preande dell'Amboro'

Giovedí e venerdí scorso con le colleghe della ONG boliviana CEPAC Marlene e Liliana abbiamo iniziato una parte della campagna di educazione ambientale nelle scuole. Partendo da una calda Santa Cruz la mattina presto, assaporando panorami collinosi e poi le preande a ovest della metropoli della croce potenziata, dopo quattro ore e mezzo di jeep abbiamo raggiunto la prima scuola. Questa  struttura semplice si trova nella localita' Tres Quebradas/Hierba Buena, un piccolo villaggio a 1100 metri di altitudine circondato da montagne sulle quali si arrampicano i boschi del parco Amboro'. Nella stretta valle che porta a questo pueblito scorre un fiume, si vedono zone coltivate ad ortaggi ed una strada sterrata rigata da torrenti che in questa stagione secca paiono ruscelli. Gli abitanti della frazione impiegano ore per raggiungere a piedi la strada asfaltata ed i mezzi a motore sono molto scarsi.
Discesi dalla jeep subito siamo stati accolti dai ragazzini e dagli insegnanti. Attorno alla scuola e alle abitazioni il boscosdfas semiumido tropicale palpitava di vita e di rumori lontani. Dopo i saluti iniziali abbiamo riunito in un'aula i circa 40 studenti di diverse eta' per presentare il nostro progetto sulla biodiversita' e la responsabilita' ambientale. Le tre ore trascorse insieme a questi studenti attenti e timidi sono volate tra visualizzazioni di slides, la realizzazione di giochi e dinamiche, mentre il cielo dei tropici passava, in alto, tra le cime gonfie di verde e di verginita’.

Dopo la trasferta nella bella cittadina di Samaipata per effettuare alcune visite, il giorno successivo abbiamo raggiunto la localita' jovedi Cuevas. In questo caso la scuola era grande, quindi ognuno di noi ha seguito un differente gruppo di studenti. A me sono toccati quelli piu' grandi, con eta' tra i 14 e 16 anni. Nonostante il loro numero e l'eta' adolescenziale, sotto il caldo tetto a vista di eternit dell'aula, i ragazzi si sono dimostrati attenti e partecipativi. Come diverse scuole di periferia, l'istituto si trova in condizioni  critiche: nell'aula dove ho compartitoescuel l'educazione ambientale il tetto di cemento-amianto aveva alcuni buchi, i banchi decisamente usurati, la lavagna era rotta e per cancellare usavano un pezzo di carta accartocciato. Nonostante tutto la reattivita' e la freschezza di parecchi giovani, sommata all'iniziativa di qualche insegnante, possono far sperare in un futuro piu' limpido.

lunedì 29 agosto 2011

Le nuvole dentro Santa Cruz – Panorami metropolitani

Anche se nessuno lo sa, le nuvole gareggiano tra loro nel cielo. Non è una competizione insana come avviene più in basso tra scatole di latta a motore, ma un divertimento appassionante. I globi con maggiore esperienza cercano aliti propizi di corrente con lo scopo di guadagnare qualche metro rispetto ai loro compagni, tuttavia l'impresa risulta non facile. Il Norte è troppo maledettamente uniforme, e l'America è il luogo dove si celebra il viaggio per eccellenza.
Dopo la cavalcata sul mare di foreste e sui coralli montagnosi che lentamente si innalzano verso ovest, le nuvole sono al cospetto della Città. Là sotto è sabato pomeriggio e tutto pare più tranquillo. Meno micros e clacson in giro, meno esseri a due zampe che inseguono l'affanno: sono condizioni favorevoli per abbandonare per qualche minuto il gioco della velocità nel cielo e osservare quello che succede in basso. 

 
Due milioni di abitanti, la stessa quantità di bancarelle nei mercati, decine di migliaia di pick-up e tanti cani liberi. Bianca SCZcome le pareti delle case, verde come i pascoli immensi che la circondano, marrone di tetti e di sabbia su cui è fondata. Negli alberi dei suoi viali le nuvole si ammantano di giallo, arancione, malva, rosso, impregnandosi di pollini e di aromi straordinari; incontrano piccoli gruppi di pappagalli verdi il cui suono acido arriva in alto, vedono le piastrelle esagonali delle strade che portano al centro.
Anche se in basso il vento del Norte ha aumentato la sua intensità causa la distruzione della riserva forestale del Choré, passato il tercer anillo le nuvole scendono di quota per osservare da vicino il nucleo di Santa Cruz. Qui cominciano i palazzi dei benestanti, i semafori, le ville chiuse da muri con filo spinato elettrificato, le case a quadrilatero con il patio centrale, i locali del divertimento. Qui si raccolgono anche ragazzi di strada che sniffano colla, prostitute e uomini sventrati dalla vita. Sulle chiare strade pavimentate scivolano tranquilli mezzi a motore, mentre negli angoli più oscuri odoranti di orina piccoli vortici trasportano un insieme di carta, sabbia, plastica.
E' sabato pomeriggio con il sole tropicale in ritirata verso altri mondi ma ancora ricco di calore, e dai cortili inizia la preparazione del rito della festa: sedie di legno poste in circolo, pentole ricche di cibo, pile di piatti di vetro, musica a livelli pornografici, pornografiche quantità di alcol che nei casi migliori dura fino alla luce del giorno successivo. E sbornie e balli infiniti.
Ora le nuvole passano radenti il campus dell'Università autonoma, attraversano il primo anello e sono nel cuore della metropoli. Risalgono la breve pendenza della calle Junín contando le sue piastrelle dai sei lati e le case basse dai tetti sporgenti sorretti da colonne in pregiato legno tropicale. Quasi al termine della via ci sono un paio di alberghi dove dei giovani europei venivano a passare il fine settimana; gli occhi delle nuvole respirano ancora i sentieri raminghi dei loro amori e l'eroica solitudine che impregnava i loro corpi magri. Mai sarà dimenticato tutto questo.


In un soffio i globi sono sopra la piazza principale. Vedono palazzisczplaza chiari in stile coloniale e quasi toccano le guglie della cattedrale. Con addosso il profumo dei fiori di frangipane, quando ormai si trovano tra la calle Sucre e la René Moreno, le nuvole prendono quota senza distogliere l'attenzione dall'epilogo del centro cittadino, dove forse si raccolgono gli angoli più belli della metropoli.
Le ultime occhiate sopra la Città della Croce potenziata sono destinate ai locali più alla moda a sud, tra il primo e secondo anillo, di seguito le nuvole veleggiano definitivamente in alto. Ora possono tornare e dedicarsi alle loro pazienti competizioni, in attesa che il cielo d'America le accompagni verso nuove mutazioni di mondo.

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mercoledì 10 agosto 2011

Le nuvole sopra Santa Cruz – Panorami di preludio

Le nubi generano un lungo sospiro quando intravedono la Città della Croce potenziata. Si sa che esse preferiscono le montagne, le foreste, i fiumi e gli animali, ma per questa città riservano un sentimento di affezione proveniente da lontano.

Prima di giungere a Santa Cruz i globi immacolati hanno conosciuto cittadine come Warnes e Montero, passato una moltitudine di corsi d'acqua, tra cui primeggia il rio Piraí; tappeti di pascoli infiniti con fattorie, panorami di alberi tropicali e bovini a scelta, visioni di piantagioni di canna da zucchero e di stabilimenti dell'agroindustria, di strade asfaltate e strade marroni. Immerso tra le palme e i prati ad un certo punto spunta il rettangolo scuro dove risiede l'aeroporto Viru Viru; anche se non è nulla rispetto a quello conservato nella memoria delle evoluzioni nuvolose, i viaggiatori che qui atterrano hanno assaporato piacevoli visioni.

Quasi tutti siamo a conoscenza del potere omnisciente delle nuvole, tuttavia qualche giovane paffuto virgulto non ancora bene formato, vedendo quello che gli scivola sotto, potrebbe perifimmaginare che il vento del Norte riservi loro la savana secca del Chaco e poi le lunghe terre del sud. Invece la Città de la Sierra, la metropoli costruita sull'erosione naturale delle montagne, arriva come giungono i fenicotteri nel documentario musicato magistralmente dai Cinematic Orchestra.
www.youtube.com/watch?v=3smd5Ni3C0g

Le nuvole volano alte nell'empireo con il vento e gli uccelli e le stelle come compagni, eppure non riescono a scorgere la fine del conglomerato urbano che si dipana laggiù, in basso. All'inizio sono i nastri  d'asfalto che diventano sempre più trafficati, poi le fabbriche, i magazzini, i distributori di combustibile e case basse disposte a mosaico da un architetto fantastico. Già dalla periferia si intravedono molti puntini a due zampe in costante evoluzione: vendono in strada qualsiasi cosa possa risultare commerciabile, salgono e scendono dai micros, suonano il clacson, entrano nei supermercati, attendono un amore perduto, offrono piacere vuotato d'amore in cambio di denaro, controllano le ville e i condomini alti dei ricchi per pochi denari, cercano una vita nuova o ingannano la propria sfortunata esistenza. Si muovono come formiche ubique assetate di qualsiasi bene. Sono le stesse formichine che a nord, ad est ed a ovest divorano foresta  senza fermarsi. Alle nubi immacolate piacciono poco gli uomini. Quasi per nulla.

Il vento proveniente dall'Amazzonia boliviana riesce a spazzare via l'umidità e lo smog che aleggia sulla Città della sabbia, permettendo alle nuvole di dominarla meglio dall'alto: ecco i suoi anelli concentrici, le sue strade larghe ed i suoi alberi in fiore. Ecco i tetti di tegole marroni imbrunite dal tempo e dai licheni, le lamiere e i teli dei suoi mercati rionali.
 
Prima, non tanto tempo fa, era solo il segundo anillo, poi, per quei giovani europei colmi di vita dai capelli lunghi era il tercero, ora sono quasi una decina gli anelli che circondano Santa Cruz.
E' il preludio della città.

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lunedì 25 luglio 2011

Le nuvole prima di Santa Cruz – Panorami di tropico umido

Dalle nuvole si osserva bene il mondo. I venti regolari dell'America offrono immense visioni e lunghe cavalcate alle amiche nubi. Nella stagione invernale la supremazia del Norte viene a volte minacciata dal Sur, il vento dell'Antartico che raggiunge ed oltrepassa Santa Cruz per spegnersi ai bordi dell'Amazzonia, dopo aver percorso un tragitto lunghissimo che tutte le nuvole vorrebbero compiere.

Bisognerebbe chiedere a questi globi informi che volano rapidi sul mondo dove nasce il Norte. Forse le nuvole non saprebbero rispondere con precisione, ma sicuramente racconterebberonub cosa vedono da lassù. Centinaia di chilometri prima della Città della Croce, l'immacolato colore delle nuvole rimane impregnato di verde e marrone: sono le foreste e i pascoli che vengono solcati da fiumi torbidi di sabbia delle Ande indirizzati verso il Mato Grosso e poi ancora verso sud.
Le nuvole accompagnate dal Norte vedono passare a ponente quello che gli uomini chiamano Chapare, un'area ricca di montagne impervie con una diversità di vegetazione ed animali straordinaria, quando non violentata dagli stessi esseri a due zampe che si considerano scioccamente i padroni del mondo. E' qui, nelle montagne umide del Chapare, che diverse sorelle nubi si tramutano in acqua.

Entrando nel dipartimento di Santa Cruz le cose cominciano a cambiare: ad est continuano le corrugazioni che prendono il nome di cerro Amboró e cerro San Rafael, un Parco nazionale dove vivono ancora puma e giaguari, tucani, orsi, colibrì e tanti preziosi alberi; i corpi nuvolosi più in là scorgono le montagne rosse di Samaipata e la zona di Vallegrande dove è morto trucidato il Che Guevara.
Sotto di loro passano cittadine come Yapacaní, cresciute troppo in fretta grazie all'immigrazione incontrollata dall'altopiano; attorno ai centri abitati -e per centinaia di chilometri- ci sono infiniti appezzamenti di terre coltivate che hanno preso il posto della giungla arretrante.
Anche se cavalcano veloci veloci il vento del Norte, le nuvole non perdono la visione di paesi come San Carlos e Buena Vista, popolati da altra gente, gente del tropico. Esse sanno che qui diversi giovani europei hanno lasciato il cuore; ci sono ancora i resti dei loro spericolati passaggi e l'alito delle loro emozioni invincibili. I loro amori saranno per sempre.

tajiInvece a ovest, sì, a ovest si esprime al meglio l'essenza di questa terra Camba, con gli alberi panciuti toborochi, palme motacú e piante immense come il tajibo rosado che a luglio colorano le nuvole di viola e arancione dei loro fiori. Qui ancora si scorgono paesi a maggioranza indigena come Ascension de Guarayos con attorno i boschi, le lagune, i prati costellati da grandi nidi di termiti e case con tetto di paglia. Uomini a cavallo con cani sottili si muovono per raggiungere i loro piccoli appezzamenti di terra, uomini dalla pelle scura governano migliaia di bovini dei proprietari terrieri bianchi. Il bianco -quello integro- delle nuvole scivola sulla terra che cambia sotto di loro. In silenzio si osserva bene il mondo.
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