venerdì 28 giugno 2019

La Paz, Bolivia


giovedì 20 giugno 2019

Sulle strade di La Paz

Dal mirador Killi Killi si abbraccia la città e la si comprende. Partendo dal nucleo centrale subito si riconoscono i nuovi, sfarzosi, inutili, grattacieli delle istituzioni governative che nascondono i pochi edifici storici e le chiese del centro. Palazzi moderni svettano nel fondo della conca insieme allo stadio di calcio con qualche striminzita area verde, e poi... gli occhi si saturano di marrone che volge verso il cielo intenso. Il marrone della terra? No, quello dei mattoni di decine di migliaia di case che salgono sulle colline che circondano la capitale. A destra si riconosce la caotica El Alto, la città nella città, con i suoi 4000 metri di altitudine.
Il rumore infinito del conglomerato urbano arriva implacabile fino al mirador. La Paz, la città dove i luoghi del centro sono densi di ricordi potenti, con lo stupefacente teleférico e l'ancor più stupefacente catena dell'Illimani, una perla che risplende lontana.

Dopo essermi riempito il cuore dall'alto del mirador Killi Killi decido di raggiungere a piedi il cimitero monumentale. Arrivo fino a calle Comercio e la percorro nella sua interezza, passando per la centrale plaza Murillo, il museo nacional, insinuandomi apaticamente tra gli ambulanti che vendono abbigliamento, i turisti, i vagabondi, i mendicanti che si mischiano a persone vestite con giacca e cravatta.
Dopo aver visto appena la chiesa San Francisco, passo all'avenida América e qui il traffico diventa problematico. Con il respiro veloce che introietta aria rarefatta e fumo denso dei micros, guadagno la vecchia stazione dei treni e poi improvviso: per raggiungere il cimitero basta seguire dal basso la linea rossa del teleférico. Passo strade sconosciute brulicanti di mercati e botteghe occupate da avventori esigenti. La pioggia di ieri è riuscita a togliere l'onnipresente odore di orina che trasuda La Paz.
Quando i negozi cominciano a vendere prodotti cimiteriali, è facile intuire la vicinanza dell'obbiettivo. Infatti quasi subito individuo l'imponente muro bianco che circonda parte del cimitero.

Dall'entrata principale del camposanto si articola un efficace percorso guidato che passa per i monumenti funebri dei presidenti e delle personalità boliviane, dei militari e delle famiglie benestanti. Sto bene. Cammino piano con l'aria fresca di La Paz che gira intorno ai manufatti imponenti, agli alberi sempreverdi del cimitero, alla collina non lontana che sale verso El Alto.      
        
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martedì 28 maggio 2019

Lago Titicaca dalla Isla del Sol


giovedì 16 maggio 2019

La penisola del faro alla Isla del Sol

"Non passare per la mulattiera che porta all'altra parte dell'isola, perché gli stranieri non possono transitare", mi avvisa Leonardo dopo avermi spiegato con accuratezza il cammino per la penisola che vediamo da Yumani. Dispute tra popolazioni locali, la misteriosa morte di una viaggiatrice coreana e la metà dell'Isla del Sol chiusa al turismo non stanno facendo bella pubblicità a questa fulgida isola posta nel cuore del Lago Titicaca.

Alle 8:30 sono sulla mulattiera alta che porta a nord, verso la parte chiusa dell'isola; gli occhi ancora conservano la recente visione dell'alba sorta dalla Cordillera Real.  Il sole vergine illumina di sbieco i colli, i cespugli, le zolle arate a mano. Circa a 300 metri dal posto di controllo lascio la mulattiera che nei punti umidi è ancora gelata, per gettarmi verso la baia a sinistra. Costeggio due di queste anse e sono ancora una volta abbagliato dalle luci estreme, dai colori definitivi che mi offre questo mondo ultraterreno: il litorale costituito da pietre bianche, il lago turchino, le colline della penisola verde-cinerino e l'azzurro saturo di un nuovo cielo.

Dopo la seconda baia sono costretto a salire un colle e quindi raggiungere un ampio lido dove ci sono un paio di pescatori, degli uccelli marini. Un falco che si allontana. Da almeno mezz'ora sono nella parte dell'isola chiusa agli stranieri.

Nella stretta e selvaggia penisola mi sento più che mai libero, solo, fiero. Ma presto il sentiero che si inoltra tra boschi comincia ad assottigliarsi ed a moltiplicare le sue tracce. Cerco di seguire la via principale, con un occhio alla posizione.

Finito il bosco inizia un traverso tra pietre e cespugli mezzi secchi ed affilate piante grasse. Il percorso si frammenta ancora, inoltre il cammino rallenta causa la pietraia fatta da sassi appuntiti. Davanti ho una lingua sottile di deserto contornato da acqua dolce.

Sorpassato un poggio vedo il faro, il peduncolo del promontorio. Pochi passi e sono arrivato: due ore e quindici minuti dal villaggio di Yumani. Dal piccolo faro posso vedere le colline e le basse montagne della terraferma boliviana e peruviana.  

Un ultimo ricordo dell'escursione: per una parte di ritorno dalla penisola sono stato accompagnato dal suono del flauto di un pescatore invisibile nascosto tra i giunchi del lago. Le vibrazioni dello strumento aleggiavano dolci nell'aria austera ed enigmatica dell'Isla del Sol.

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